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Pari opportunità e Legge di Bilancio 2026: evidenze di contesto e misure della manovra

di Aurora Fraudatario | 4 Marzo 2026

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Attualità

La Legge di Bilancio del 2026 include una serie di misure sul tema delle pari opportunità, lungo due dimensioni: la partecipazione femminile nel mondo del lavoro e la prevenzione della violenza di genere.

Sul versante lavoro, secondo Eurostat nel 2024 l’Italia registra un tasso di occupazione (20–64 anni) pari al 67,1%, il più basso nell’UE. Inoltre, insieme a Grecia e Romania, rientra tra i Paesi con il gender employment gap[1] più elevato; in questi tre casi, l’occupazione complessiva è inferiore alla media dell’Unione Europea (75,8%).

Il divario di genere non si misura solo in termini di accesso al lavoro, ma anche in termini di stabilità e continuità dei percorsi occupazionali, spesso connessi ai carichi di cura. Secondo ISTAT, nel Sud Italia la quota di madri occupate con più di un figlio minore si attesta intorno al 42%. Inoltre, il rapporto ISTAT–CNEL (marzo 2025) segnala un maggiore ricorso al part-time tra le donne (31,5%) rispetto agli uomini (8,1%), con una quota che tra le madri 25–34enni arriva al 41%, una tipologia contrattuale spesso utilizzata per conciliare la sfera familiare e lavorativa.

Infine, sul lato della violenza di genere, l’indagine ISTAT su Centri Antiviolenza (CAV) e Case Rifugio consente di osservare sia la domanda sia la rete dei servizi: nel 2023 risultano attivi 404 CAV, che hanno accolto 61.514 richieste di aiuto (+1,4% sul 2022; +41,5% sul 2017). Inoltre, tra le donne che hanno avviato un percorso con il supporto dei CAV, il 44,1% dichiara di non essere economicamente autonoma.  Nel complesso, queste evidenze aiutano a delineare il contesto in cui si colloca la manovra in termini di pari opportunità.

Occupazione femminile: le misure della manovra

Nell’ambito delle politiche attive, la Legge di Bilancio prevede due linee di intervento: incentivi alle assunzioni e un sostegno economico volto alle lavoratrici e madri, con l’obiettivo di sostenerne la presenza nel mercato del lavoro.

La prima misura riconosce, dal 1° gennaio 2026, un esonero contributivo del 100% (fino a 8.000 euro annui) ai datori di lavoro privati che assumono donne e madri di almeno tre figli minori di 18 anni, che non sono occupate in attività lavorative regolarmente retribuite da almeno sei mesi (comma 210, nei termini del comma 211). Accanto a questo intervento, il comma 207 prevede a partire dal 2026 un contributo mensile, che passa dai quaranta ai sessanta euro, riconosciuto dall’INPS su domanda, alle lavoratrici madri dipendenti e alle lavoratrici madri autonome (con esclusione delle attività lavorative domestiche). In particolare, tale misura si rivolge direttamente alle madri con due figli fino al mese di compimento del decimo anno del secondo figlio e, secondo le condizioni previste dalla norma, alle madri con più di due figli fino al mese di compimento del diciottesimo anno del figlio più piccolo. Il contributo previsto non concorre alla determinazione dell’ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente).

Contrasto alla violenza di genere: prevenzione e interventi educativi

Parallelamente alle misure previste dalla manovra per l’occupazione femminile, la Legge di Bilancio interviene sul fronte della prevenzione e della protezione dalla violenza di genere, e include interventi rivolti ai contesti scolastici con attenzione a bullismo e cyberbullismo.

Dal punto di vista della prevenzione, la manovra incrementa il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027 (comma 230). Le risorse sono destinate a sostenere e consolidare le attività dei Centri Antiviolenza (CAV) e delle Case Rifugio sul territorio, attraverso la redistribuzione del fondo tra le Regioni secondo le modalità già previste dalla normativa vigente. È inoltre istituito un fondo pari a 6 milioni di euro per il 2026 e 2027, finalizzato a consentire alle donne vittime di violenza di genere l’accesso, per i primi dodici mesi dalla presa in carico, a servizi e agevolazioni condizionate alla presentazione dell’ISEE (comma 231).

La Legge di Bilancio dispone anche, secondo il comma 233, un fondo pari a 7 milioni annui per le attività nelle scuole secondarie (di primo e secondo grado) dedicate al contrasto della violenza contro le donne e alla promozione di pari opportunità e rispetto reciproco. Infine, i commi 813 e 814 autorizzano 2 milioni di euro per il 2026 per il progetto “Educare al rispetto – Sport e Salute” (scuole secondarie di primo grado), con attività orientate al rispetto delle regole, alla gestione delle emozioni e a percorsi di educazione alla parità di genere e alla prevenzione della violenza. In ultimo, il comma 817 incrementa di 2 milioni di euro, a decorrere dal 2026, il Fondo permanente per il contrasto del cyberbullismo.

Indicatori di monitoraggio

In un’ottica di monitoraggio, diversi indicatori utili per osservare nel tempo i fenomeni su cui interviene la Legge di Bilancio sono disponibili presso fonti istituzionali, in particolare ISTAT ed Eurostat, sia per la dimensione del lavoro sia per quella dei servizi di contrasto alla violenza di genere.

Sul lavoro, può essere utile osservare l’andamento del tasso di occupazione femminile (20–64 anni) e del gender employment gap, affiancando indicatori che descrivono la qualità e la stabilità dell’occupazione, come l’incidenza del part-time e, dove disponibili, le differenze per presenza di figli e fascia d’età. Un ulteriore indicatore informativo riguarda la continuità lavorativa post-maternità, osservabile, ad esempio, attraverso la permanenza o il rientro al lavoro entro i 12 mesi successivi alla nascita, insieme ad alcuni elementi di stabilità del rapporto (tipologia contrattuale, continuità dell’orario di lavoro).

Infine, sulla prevenzione e protezione, possono essere monitorati i volumi di accesso ai CAV (contatti e prese in carico), la copertura territoriale della rete (numero di CAV e distribuzione), e alcuni indicatori di percorso, come la quota di donne che avviano un percorso di uscita e la sua continuità nel tempo.

[1] Si riferisce alla differenza nei tassi di occupazione tra uomini e donne.
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