L’Intelligenza Artificiale ci rimpiazzerà tutti?
Siamo ormai abituati ad affidarci all’intelligenza artificiale per quesiti di ogni genere, dai più banali, riguardanti la vita di tutti i giorni, ai più complicati, richiesti da studenti, lavoratori o esperti. Questo strumento è indubbiamente riuscito a semplificare la nostra vita, facilitando i compiti più ardui e migliorando la produttività individuale.
D’altro canto, l’avanzata prorompente dei modelli “LLM” (Large Language Models) degli ultimi anni ha reso questi strumenti delle vere e proprie macchine mentali, in grado di compiere lavori che prima erano prerogativa dell’essere umano. Questo rapido progresso ha portato con sé voci e sentimenti contrapposti: da una parte alcuni hanno dichiarato che l’IA rimpiazzerà la maggior parte dei lavori esposti al suo utilizzo (programmatori, backoffice, data entry, ricerche di mercato, ecc.), generando maggiore valore aggiunto rispetto al costo del lavoro; dall’altra parte ricerche hanno ribadito l’importanza degli strumenti di intelligenza artificiale nel supportare e complementare i compiti svolti dagli esseri umani. Seppure il rischio di automazione sia elevato per alcuni settori, bisogna comunque considerare la creazione di nuovi posti di lavoro collegati a queste tecnologie. Inoltre, l’evidenza attuale dimostra che l’AI non sia in grado di sostituire integralmente il lavoro di una persona. Le mansioni di un lavoro sono infatti molteplici, eterogenee e cambiano nel corso del tempo, aumentando le difficoltà di integrazione che gli strumenti tecnologici dovrebbero essere in grado di affrontare.
In questo ambiente dinamico, tecnologicamente e lavorativamente parlando, si sono sparse le prime notizie sui licenziamenti di massa effettuati da grandi aziende come Amazon, Microsoft e in altri settori ad alto uso tecnologico. Più recentemente, anche in Italia si è assistito a un grosso licenziamento di informatici operanti nell’ambito della consulenza finanziaria. L’azienda in questione ha spiegato che l’AI fornisce un’innovazione drastica del modello di business così radicale da rendere obsoleti i vecchi modelli.
I lavoratori di oggi e quelli di domani devono fare i conti con queste dinamiche lavorative dettate dalla tecnologia, in costante via di evoluzione e senza una traiettoria precisa (ad oggi). Questa situazione espone le persone ad uno stress non frutto dell’automazione in quanto tale, bensì legato alla paura persistente di esserne rimpiazzati. Secondo una ricerca recente, questo processo viene classificato come AI Replacement Dysfunction e può causare, tra gli altri, sintomi come ansia, depressione, insonnia, paranoia e una perdita dell’identità professionale, questo anche tra individui apparentemente in buono stato di salute. Come sottolineato, queste dinamiche psicologiche sono legate principalmente all’esposizione a lavori instabili e vulnerabili alla sostituzione tecnologica, combinata con una crescente pressione sociale che, pur non trovando pieno riscontro nei fatti, può comunque produrre effetti concreti sul piano psicologico: è sufficiente, infatti, la percezione che un determinato evento possa verificarsi, anche in assenza di certezze, per generare malessere.
Secondo i ricercatori, questa paura è abbastanza per causare alteramenti della stabilità psicofisica ed al benessere nel lungo termine. Infatti, i lavoratori potrebbero dubitare della rilevanza delle loro qualifiche professionali, avere maggiori difficoltà a pianificare il proprio futuro o percepire il loro valore professionale erodersi davanti a tali cambiamenti.
La vera sfida da affrontare per gestire il clima conflittuale tra l’uomo, un mondo del lavoro in continuo cambiamento e le nuove tecnologie non si limita a riconoscerne gli effetti e il loro potenziale impatto economico. Si vuole comprendere infatti come ogni individuo possa essere messo nelle condizioni di conoscere il funzionamento e interagire efficacemente con i modelli linguistici di grandi dimensioni. Le aziende, i media ma anche il sistema scolastico devono pertanto fornire indicazioni chiare e trasparenti sul funzionamento e le possibilità di applicazione delle nuove tecnologie, proponendo un sistema basato sulla collaborazione e il supporto collettivo. Si potrebbero proporre dei programmi di formazione e di accompagnamento all’utilizzo delle nuove tecnologie, pensati per favorirne un utilizzo più consapevole e maggiormente efficace. Queste attività, accostate ad un appropriato supporto psicologico potrebbero essere determinanti nell’aiutare i lavoratori a vedere l’IA non più come un competitor bensì come un assistente, migliorando la loro salute mentale.
Come confermato dagli studi empirici, l’IA non ha le potenzialità di sostituire in toto i lavori di alcuni settori, e in quelli in cui ciò sembra plausibile, si intravede la possibilità della creazione di nuovi posti di lavoro. Pertanto, le organizzazioni che desiderano avere maggiore successo, dovrebbero costruire un ambiente che continua a mantenere l’essere umano al centro e vede la tecnologia come miglioramento e non come sostituzione, rafforzando l’autonomia umana e l’importanza unica delle sue abilità.
Sitografia
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