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Lavorare per un algoritmo: a che punto è la normativa sui platform workers?

di Synergia | 17 Febbraio 2026

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È possibile lavorare per un algoritmo? Sì, e contrariamente a quanto possa sembrare, non è nemmeno un fenomeno così recente. Quelli che in gergo si definiscono platform workers sono individui che lavorano attraverso piattaforme digitali in grado di favorire, organizzare, e valutare l’incontro fra chi necessità di un servizio e chi è disposto a fornirlo, in cambio di retribuzione.

Per individuare le origini del lavoro mediante piattaforma, bisogna tornare indietro di qualche decennio, tra la fine degli anni 90 e gli inizi degli anni 2000, quando internet e l’e-commerce iniziano a diffondersi in modo capillare in tutte le case e si gettano, quindi, le fondamenta per la rivoluzione. Di lì a poco nascono infatti le prime piattaforme di micro-lavoro online, come MTurk (nata nel 2005), dove gli utenti selezionano i progetti delle aziende in cui vogliono impegnarsi e vengono ingaggiati in piccole task. Solitamente si tratta di attività semplici e veloci come trascrizione, etichettatura di immagini, classificazione di dati e training AI. Sono impieghi occasionali e poco remunerativi, adatti a guadagnare un piccolo extra, e che non sostituiscono un lavoro a tempo pieno. Diverso è invece l’impatto di piattaforme come Fiverr (del 2010) e Upwork (del 2013), dove professionisti freelance offrono i loro servizi ampliando a dismisura la platea dei potenziali clienti, con possibilità di introiti maggiori. Ciò che sicuramente accomuna questi universi è la flessibilità e l’autonomia del lavoro, che avviene on demand e sotto coordinamento di software. Ma il vero boom del platform work su scala mondiale si ha fra il 2010 e il 2020, quando acquistare e possedere uno smartphone non rappresenta più un costo eccessivo. La pandemia di COVID-19 catalizza ulteriormente il processo, anche in virtù delle consegne di cibo e di generi alimentari rese necessarie nei momenti di quarantena. Queste circostanze, unite alla possibilità di effettuare pagamenti digitali e di ottimizzare e tracciare i percorsi in tempo reale tramite l’uso del GPS, hanno generato condizioni favorevoli alla diffusione massiva del fenomeno. È in questo periodo che si diffondono a macchia d’olio figure come i riders e i drivers e prendono piede nella quotidianità piattaforme come Glovo, Deliveroo e Uber.

Stando agli ultimi dati diffusi dal Consiglio europeo, nel 2022 i platform workers nell’UE erano circa 28 milioni, mentre oggi si stima che il numero abbia superato i 43 milioni, facendo girare un’economia di oltre 14 miliardi di euro; in particolare, i proventi maggiori si concentrano prevalentemente in Germania, Francia, Paesi Bassi e Spagna.

Il fenomeno, come abbiamo visto, si è evoluto in fretta, forse troppo per regolamentarlo e disciplinarlo altrettanto rapidamente. Con la legislatura che arranca e fatica a stare al passo, i platform workers rischiano di abitare un’oscura zona grigia fatta di scarse tutele e diritti negati. Drivers, riders e lavoratori domestici in generale sono formalmente lavoratori autonomi. Spesso, però, alcuni di loro devono sottostare a rigide regole e restrizioni, le stesse che si applicano a un lavoratore subordinato e che implicherebbero il godimento dei diritti in materia di lavoro e di protezione sociale quali ferie retribuite, indennità di malattia, congedo parentale o prestazioni di disoccupazione.

Celebre, in Italia, è stato il caso Frank, destinato a generare un importante dibattito pubblico in materia di diritti e lavoro algoritmico. “Frank” era il nome dell’algoritmo utilizzato da Deliveroo Italy per organizzare la giornata lavorativa dei riders e per gestire il loro rating reputazionale e il loro posizionamento, in base a parametri come la velocità e il numero di consegne. Nel farlo, l’algoritmo penalizzava chi si assentava dal lavoro, declassando allo stesso modo sia chi lo faceva per malattia o per sciopero, sia chi lo faceva per motivi futili. Le regole venivano applicate senza distinzioni e senza possibilità d’appello, non considerando le circostanze specifiche o la situazione personale dei riders.

Per questi motivi, il 31 dicembre 2020 il Tribunale di Bologna ha emesso una sentenza a seguito del ricorso presentato congiuntamente dai sindacati e Deliveroo è stata condannata a versare 50mila euro ai ricorrenti come risarcimento e a pubblicare il provvedimento sul proprio sito, nell’area “domande frequenti”. La motivazione è tanto semplice quanto importante: l’algoritmo “Frank” è stato giudicato “discriminatorio”.

“Frank” oggi non è più in uso, ma si sarà evoluta anche la normativa europea? L’UE è stato il primo legislatore al mondo a proporre norme specifiche per le piattaforme di lavoro digitali. In particolare, la direttiva del 2024 in materia di lavoro mediante piattaforme digitali mira a determinare correttamente la situazione occupazionale delle persone impiegate, distinguendo con maggior chiarezza se si tratta di lavoro autonomo o subordinato, e stabilisce le prime norme europee sull’uso di sistemi algoritmici sul luogo di lavoro. La direzione intrapresa in questi anni è quella di un uso sempre più trasparente degli algoritmi nella gestione delle risorse umane, anche grazie all’inserimento di personale qualificato a garanzia dei processi automatizzati. Inoltre, si ribadisce il diritto alla contestazione e al godimento dei benefici in materia di lavoro, qualora previsti. Le piattaforme di lavoro digitali, in ultimo, non potranno trattare alcuni tipi di dati personali come quelli relativi allo stato emotivo o psicologico dei lavoratori, alle conversazioni private, all’attività sindacale, all’origine razziale o etnica, allo status di migrante, alle opinioni politiche, alle convinzioni religiose.

Chiarito il contenuto della direttiva, passiamo ad esaminare il contesto nostrano. In Italia già dal 2015 sono state previste tutele per il lavoro svolto mediante piattaforme digitali, con particolare riferimento dell’attività dei ciclo fattorini, cioè dei riders. Ci si riferisce al d.lgs. 15 giugno, 2015 n. 81, “Disciplina organica dei contratti di lavoro e revisione della normativa in tema di mansioni” a norma dell’articolo 1, comma 7, della legge 10 dicembre 2014, n. 183. Qui il legislatore nazionale ha esteso la disciplina del rapporto di lavoro subordinato alle collaborazioni “etero-organizzate”, fermo restando che si tratta di lavoro autonomo, mentre la legislazione europea del 2024, come abbiamo visto, punta a ridefinire il rapporto da autonomo a subordinato qualora ve ne siano le condizioni.

Nel giugno del 2025, il Parlamento italiano ha affidato al Governo il compito di apportare le necessarie modifiche, integrazioni e abrogazioni alla normativa vigente, al fine di garantire un recepimento completo ed efficace della direttiva europea. Inoltre, il Governo dovrà individuare procedure idonee ed efficienti per verificare e assicurare l’accuratezza della situazione occupazionale dei lavoratori impiegati tramite piattaforme digitali. Restiamo quindi in attesa di nuovi sviluppi.

Bibliografia e sitografia

ANSA. (2021, gennaio 2). Rider, Cgil: “Algoritmo discrimina, sentenza Tribunale Bologna”. ANSA. Recuperato da https://www.ansa.it/emiliaromagna/notizie/2021/01/02/rider-cgilalgoritmo-discrimina-sentenza-tribunale-bologna_cc14c299-2c6b-411b-b677-496549ee3af1.html

Consiglio dell’Unione Europea. (n.d.). Platform work nell’UE. Consiglio dell’Unione Europea. Recuperato da https://www.consilium.europa.eu/it/policies/platform-work-eu/

Fava, G. (2025). Direttiva UE in materia di lavoro tramite piattaforme digitali: Prime riflessioni in vista del recepimento in Italia. In G. Terracciano, G. Mazzei, & J. Espartero Casado (Eds.), Rivista scientifica trimestrale di diritto amministrativo (Fascicolo 4). Università degli Studi di Roma “Foro Italico”. Recuperato da www.amministrativamente.com

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. (n.d.). Tutela del lavoro tramite piattaforme digitali. Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Recuperato da https://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/rapporti-di-lavoro-e-relazioni-industriali/focus-on/disciplina-rapporto-lavoro/pagine/tutela-del-lavoro-tramite-piattaforme-digitalihttps://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2024/10/14/platform-workers-council-adopts-new-rules-to-improve-their-working-conditions/

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