Il modello lombardo per il Progetto di Vita IPP: cosa devono sapere gli Ambiti Territoriali Sociali
di | 26 Febbraio 2026
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Progetto di VitaLa sperimentazione del D.Lgs. 62/2024 è avviata in Lombardia nella provincia di Brescia per il biennio 2025-2026. Il quadro si sta però rapidamente ampliando: il DL 19/2026 ha esteso la sperimentazione, dal 1° marzo 2026, a numerose altre province in tutta Italia. In Lombardia entrano nella sperimentazione Bergamo, Como, Milano, Mantova, Pavia e Sondrio. Il modello che ne uscirà non resterà confinato ai territori coinvolti: la riforma entrerà a regime su tutto il territorio regionale a partire dal 2027. Per gli Ambiti Territoriali Sociali che ancora non sono coinvolti, la finestra di tempo per capire come funzionerà il sistema e prepararsi si è ulteriormente ridotta.
La DGR XII/4140 del 31 marzo 2025 — adottata di concerto tra gli Assessorati alla Famiglia, al Welfare e all’Istruzione — non è solo un documento tecnico per i territori bresciani, piuttosto, rappresenta la fotografia di come Regione Lombardia ha interpretato il decreto nazionale e ha scelto di tradurlo in un modello organizzativo concreto, coerente con la struttura sociosanitaria già esistente. Vale la pena leggerla con attenzione oggi, indipendentemente dalla provincia lombarda in cui si opera.
1. Il punto di partenza: perché il modello lombardo è diverso
La Lombardia non parte da zero. Il sistema regionale è già articolato in 91 Ambiti Territoriali Sociali, 26 ASST, 8 ATS e una rete di servizi sociosanitari consolidata. Questa infrastruttura esistente è al tempo stesso una risorsa e un vincolo: la DGR sceglie di innestare il Progetto di Vita IPP su questa architettura, senza costruire strutture parallele, ma ridefinendo con precisione ruoli e responsabilità già presenti.
Il raccordo tra Ambiti e distretti ASST non è una novità in assoluto: esiste già nelle pratiche di molti territori, e trova fondamento nelle DGR 2089/2024 e 2167/2024, che hanno definito le linee di indirizzo per i Piani di Sviluppo del Polo Territoriale delle ASST e per la programmazione sociale triennale dei Piani di Zona 2025-2027. Quello che il D.Lgs. 62/2024 e la DGR 4140 introducono è una formalizzazione precisa e vincolante di questo raccordo: procedure di accesso codificate, termini procedimentali definiti, responsabilità distribuite tra enti con nomi e ruoli specifici, strumenti come gli Accordi Operativi tra Ambiti e ASST. Tutto questo viene analizzato nelle sezioni che seguono.
Per gli Ambiti, questo significa che la sfida non è principalmente normativa — capire cosa dice il decreto — ma organizzativa: tradurre relazioni già esistenti in accordi formali, definire ruoli interni, allinearsi con le ASST su procedure comuni.
2. Chi fa cosa: ruoli e responsabilità istituzionali
L’Ambito come titolare del procedimento
Il D.Lgs. 62/2024 individua nell’Ambito Territoriale Sociale il soggetto titolare del procedimento per la predisposizione del Progetto di Vita. La DGR 4140 specifica un passaggio tecnico importante: non l’Ambito in quanto tale, ma l’ente capofila dotato di personalità giuridica individuato nell’Accordo di Programma sottoscritto per l’attuazione del Piano di Zona. Questa distinzione non è formale: ha implicazioni dirette su chi può assumere la responsabilità del procedimento e su come gli Ambiti privi di propria personalità giuridica devono organizzarsi.
Spetta all’ente capofila nominare il responsabile del procedimento, ricevere le istanze e gestire l’iter fino alla sottoscrizione del progetto. È il punto di riferimento amministrativo dell’intero processo.
L’ASST come partner sociosanitario
L’ASST partecipa al processo attraverso il distretto, che in Lombardia coincide con uno o più Ambiti Territoriali. È l’ASST a designare i professionisti sanitari che compongono l’UVM e a garantire l’integrazione sociosanitaria nel processo valutativo.
La DGR introduce uno strumento nuovo e decisivo: gli Accordi Operativi tra Ambiti e ASST, da definirsi sotto la regia dell’ATS. Questi strumenti devono regolare modalità e criteri per l’individuazione del coordinatore UVM, la composizione delle equipe, le tempistiche operative e il coordinamento tra i processi valutativi già esistenti. La loro definizione è una condizione abilitante: senza un quadro condiviso, il processo rischia di arenarsi già nelle prime fasi.
L’ATS come regia sovraordinata
L’ATS svolge un ruolo meno visibile nel quotidiano ma determinante per la governance complessiva: coordina la definizione degli Accordi Operativi tra Ambiti e ASST, garantisce la coerenza del modello a livello territoriale più ampio e assicura la connessione con gli atti programmatori regionali.
Il PUA come porta di ingresso
La Casa di Comunità e il suo Punto Unico di Accesso diventano uno dei canali preferenziali attraverso cui la persona può presentare l’istanza per il Progetto di Vita, oltre che il luogo fisico indicato per lo svolgimento delle sedute UVM. Questa scelta rafforza la logica di integrazione sociosanitaria già perseguita dalla programmazione regionale, ma richiede raccordi operativi espliciti tra Comune/Ambito e ASST, in particolare per garantire che le istanze ricevute al PUA vengano trasmesse tempestivamente all’ente capofila.
3. Il processo operativo: dall’istanza al progetto sottoscritto
La DGR delinea un processo articolato in fasi consequenziali, con responsabilità distribuite tra più attori. Di seguito i passaggi principali e i nodi operativi su cui vale la pena concentrare l’attenzione.
L’accesso: tre canali, una responsabilità unica
L’istanza per la predisposizione del Progetto di Vita può essere presentata attraverso tre canali distinti:
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trasmissione diretta da parte dell’INPS del certificato di condizione di disabilità, su richiesta della persona, al termine della valutazione di base (le modalità operative di questo canale sono oggetto di modifiche introdotte dal DL 19/2026, su cui torneremo con un approfondimento dedicato);
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istanza autonoma presentata direttamente all’ente capofila dell’Ambito;
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istanza presentata al Comune di residenza o al PUA della Casa di Comunità, che provvedono a trasmetterla all’Ambito.
Qualunque sia il canale utilizzato, la responsabilità del procedimento converge sull’ente capofila. La DGR sottolinea che è onere di tutti i soggetti coinvolti — INPS, Comuni, PUA, servizi sanitari specialistici, chi opera dimissioni protette — garantire la più ampia diffusione delle modalità di accesso. Questo ha implicazioni concrete per gli Ambiti: occorre costruire percorsi informativi chiari verso tutti i punti di contatto con la persona.
I tempi del procedimento
Il quadro temporale è definito con precisione:
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entro 15 giorni dalla presentazione dell’istanza, il responsabile del procedimento comunica l’avvio del procedimento alla persona;
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entro i successivi 15 giorni lavorativi, il coordinatore UVM comunica la data della valutazione multidimensionale;
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il termine complessivo per la conclusione del procedimento e la redazione del progetto è di 120 giorni dall’avvio del procedimento.
Il coordinatore UVM: un nodo di raccordo tra sociale e sanitario
Secondo la DGR, il coordinatore dell’UVM è individuato tra i professionisti sociali dell’Ambito/Comune oppure tra i professionisti sanitari dell’ASST, in base al tipo di bisogno prevalente della persona. La scelta non è rimessa al caso: spetta al Direttore del Distretto Sanitario in accordo con il Responsabile dell’Ambito Territoriale, nel quadro degli Accordi Operativi territoriali.
Il coordinatore svolge una funzione tecnica e organizzativa insieme: perfeziona la composizione specifica dell’UVM per la singola persona, garantisce il coinvolgimento del MMG, della scuola ove necessario, e degli eventuali altri professionisti richiesti, e tiene insieme ASST e Ambito lungo tutto il procedimento.
Il referente per l’attuazione: la figura che “tira le fila”
Una delle figure più nuove introdotte dalla riforma è il referente per l’attuazione del progetto di vita (art. 29 D.Lgs. 62/2024). Non è il coordinatore UVM, né il responsabile del procedimento: è la figura che, dopo la sottoscrizione del progetto, garantisce il governo e il monitoraggio della fase attuativa.
La DGR fornisce un’indicazione di riferimento per questa funzione: l’assistente sociale dell’Ambito/Comune in caso di prevalenza di bisogni di natura sociale, una figura sanitaria della Casa di Comunità in caso di prevalenza di bisogni sanitari.
È la figura che rende il progetto vivo dopo la sua firma: dà impulso all’avvio dei servizi previsti, monitora la realizzazione, coordina i singoli interventi, promuove il lavoro di rete, garantisce il coinvolgimento della persona e dei caregiver nel monitoraggio, aggiorna periodicamente l’UVM e ne richiede la convocazione quando è necessario rimodulare il progetto.
Il riordino delle equipe di valutazione già esistenti
Un elemento spesso sottovalutato della riforma è l’obbligo di riordino e unificazione delle equipe di valutazione multidimensionale già attive sul territorio (art. 24 comma 4). In Lombardia, molti Ambiti hanno già equipe multidisciplinari che si occupano di progetti individuali ex art. 14 L. 328/2000, valutazioni per la non autosufficienza, misure “Dopo di Noi”, e altro ancora.
Il decreto non chiede di smantellare quello che funziona: chiede di ricondurre queste attività all’interno dell’operato dell’equipe UVM, perseguendo una riunificazione operativa secondo un modello di flessibilità. Per chi ha già investito nella costruzione di equipe integrate, questo è un vantaggio. Ma richiede una mappatura attenta di ciò che esiste, e una riflessione su come riconfigurarlo nel nuovo quadro.
4. La Cabina di Regia e il significato della sperimentazione
La DGR istituisce una Cabina di Regia permanente composta da DG Famiglia, DG Welfare, DG Istruzione e Lavoro, INPS, ATS, ASST e Ambiti. Il suo mandato è seguire la sperimentazione raccogliendo buone pratiche e criticità, favorire la condivisione di soluzioni organizzative tra territori, e restituire periodicamente i risultati del monitoraggio a Regione.
Questo significa che la sperimentazione bresciana non è un episodio locale ma un laboratorio istituzionale. Ciò che emerge a Brescia — le soluzioni organizzative che funzionano, le criticità che emergono, i tempi reali dei processi — diventerà la base su cui Regione costruirà le indicazioni per l’estensione a tutto il territorio nel 2027.
Per gli Ambiti non ancora coinvolti, il messaggio è duplice. Da un lato, la finestra di tempo disponibile è reale ma non illimitata: l’estensione regionale è prevista per il 2027 e i presupposti organizzativi — Accordo di Programma aggiornato, raccordo con il Piano di Sviluppo del Polo Territoriale ASST, definizione degli Accordi Operativi — richiedono lavoro che è utile iniziare ora. Dall’altro, la sperimentazione offre un vantaggio: è possibile osservare il modello in azione, imparare da ciò che succede nei vari contesti già attivati e arrivare all’implementazione con una comprensione più matura di ciò che funziona e di ciò che è più complesso.
Conclusioni
La DGR XII/4140 conferma che Regione Lombardia ha scelto la strada dell’integrazione progressiva piuttosto che della rottura: il Progetto di Vita IPP entra nel sistema senza demolire ciò che esiste, ma chiedendo a ciascun attore di ridefinire con precisione il proprio ruolo all’interno di una cornice comune. È una scelta che ha senso in un sistema già strutturato come quello lombardo, ma che richiede un lavoro organizzativo reale e non procrastinabile.
Per gli Ambiti Territoriali che non sono ancora nella sperimentazione, il momento giusto per iniziare a muoversi è adesso: aggiornare l’Accordo di Programma, avviare il dialogo con le ASST sugli Accordi Operativi, mappare le equipe di valutazione già esistenti. Chi arriverà al 2027 con queste fondamenta già posate avrà un vantaggio concreto rispetto a chi dovrà costruirle mentre il procedimento è già in corso.
Riferimenti normativi principali
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D.Lgs. 62/2024 – Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato
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DGR XII/4140 del 31/03/2025 – Indicazioni ai territori della Provincia di Brescia coinvolti nella fase di sperimentazione
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DGR XII/2167/2024 – Linee di indirizzo per la programmazione sociale territoriale per il triennio 2025-2027
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DGR XII/2089/2024 – Linee di indirizzo per i piani di sviluppo del polo territoriale delle ASST