Essere genitori oggi: numeri, sfide e speranze delle famiglie italiane
Il contesto: una scelta sempre più rara
In trent’anni, le famiglie con figli sono scese dal 56% al 40,1% del totale. Le nascite sono crollate da 526.064 nel 1995 a 355.435 nel 2025: -32,4% in tre decenni. Il tasso di fecondità è oggi 1,14, lontanissimo dal 2,1 necessario per il ricambio generazionale. Si diventa genitori sempre più tardi: l’età media delle madri al primo figlio è passata da 27,7 a 31,9 anni. Quasi il 30% dei bambini nasce oggi da madri tra i 35 e i 39 anni, mentre nel 1994 erano l’11,4%. E chi ha figli, ne ha sempre meno: oggi il 54,1% delle famiglie con figli ne ha uno solo.
Sono numeri che disegnano un cambiamento irreversibile nel tessuto sociale italiano. Ma la storia non finisce qui.
La difficoltà: strutturale, non congiunturale
Il 79,2% dei genitori italiani ritiene che fare il genitore oggi sia più difficile rispetto al passato. Questo dato colpisce per due motivi. Il primo è che è quasi identico a quello rilevato dal Censis nel 2002 (79,3%). La difficoltà del ruolo non è quindi un’invenzione dei tempi moderni, ma è connaturata alla genitorialità stessa, in ogni epoca.
Il secondo motivo è più rivelatore: quello che è cambiato non è la difficoltà in sé, ma la sua natura. Vent’anni fa la prima preoccupazione dei genitori erano le richieste eccessive dei figli (30,2%). Oggi quella voce è scesa al 18,9%. Al primo posto, con il 35,7%, ci sono i costi economici, che nel 2002 erano al 22,5%.
La fatica genitoriale si è spostata: non è più prevalentemente relazionale, ma economica e strutturale. Crescere un figlio oggi significa farsi carico di una moltiplicazione di spese — attività sportive, extrascolastiche, tecnologia, formazione — che un tempo erano accessibili o coperte dal pubblico e oggi ricadono quasi interamente sulle famiglie. Non è solo questione di quanto costa un figlio. È questione di quanto bisogna garantire per consentirgli una crescita adeguata in una società sempre più competitiva.
A questo si aggiunge la sfida inedita del digitale: la grande maggioranza dei figli under 14 ha ricevuto lo smartphone prima dei 12 anni, e il 32,5% usa già l’intelligenza artificiale per fare i compiti. I genitori si trovano a prendere decisioni su territori sconosciuti alle generazioni passate, senza mappe e senza precedenti.
Il paradosso: più è difficile, più cresce l’ottimismo
Eppure – ed è qui che i dati sorprendono – il 67,3% dei genitori guarda al futuro dei propri figli con ottimismo, fiducia e speranza. Nel 2002, quella quota era il 58,2%.
In un mondo segnato da guerre, crisi economiche, incertezza geopolitica e accelerazione tecnologica, i genitori italiani sono diventati più ottimisti, non meno. E il 73,9% di loro si auto-valuta come un genitore buono o ottimo, non per autoassoluzione, ma come riconoscimento di una dedizione profonda che struttura l’intera vita.
Come si spiega questo paradosso?
Il Censis lo interpreta con precisione: chi sceglie di avere figli lo fa “extra-razionalmente”, per uno slancio vitale che prescinde dal calcolo costi-benefici. La nascita di un figlio non è solo una scelta — è un cambio di prospettiva sul mondo. I genitori guardano al futuro con ottimismo perché devono farlo, perché senza quella postura non sarebbe possibile svolgere il ruolo. Ma quella postura, una volta adottata, diventa reale.
I figli, in altre parole, non sono solo una responsabilità. Sono un antidoto al pessimismo collettivo.
Cosa ci dicono questi dati
Il rapporto Censis non è solo una fotografia della famiglia italiana. È uno specchio della società. Da un lato racconta di istituzioni e politiche che non hanno tenuto il passo con la trasformazione delle famiglie: un welfare insufficiente, costi crescenti scaricati sui privati, una scuola in affanno davanti alla sfida digitale.
Dall’altro racconta di una minoranza sociale – i genitori – che ha scelto di investire in un progetto di vita a lungo termine, in un’epoca che celebra il presente e scoraggia l’impegno verso l’altro.
Bibliografia
Fonte: Censis, “Essere Genitori Oggi”, maggio 2026 – elaborazione su dati Istat e indagine Censis 2025