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Cyberbullismo: il nuovo piano d’azione dell’UE per proteggere bambini e adolescenti online

Il cyberbullismo non è solo un problema che si verifica online. È un fenomeno che produce ripercussioni reali sul benessere psicologico, sulla partecipazione sociale, sul senso di sicurezza e, nei casi più gravi, sulla salute mentale di bambini e adolescenti.

Per questo la Commissione Europea ha recentemente lanciato l’Action Plan Against Cyberbullying, un passaggio importante che riconosce le potenziali insidie degli ambienti online e interviene attivamente per assicurarne la sicurezza e, conseguentemente, la salvaguardia di diritti, salute e qualità della vita delle persone più giovani.

Un intervento necessario

Secondo dati recenti pubblicati da Eurobarometro, 9 cittadini europei su 10 ritengono urgente un’azione delle autorità pubbliche per proteggere i minori online dagli effetti negativi dei social media sulla salute mentale (93%), così come dal cyberbullismo e dalle molestie online (92%). Si tratta di un segnale molto netto: il tema non è più percepito come una questione marginale o esclusivamente educativa, ma come un intervento dovuto e necessario da parte delle istituzioni.

Ad acuire una situazione già preoccupante, un report del 2024 prodotto da una collaborazione fra OMS ed Europa ha testimoniato come il fenomeno del cyberbullismo sia in continua espansione, probabilmente in relazione alla sempre maggiore digitalizzazione delle interazioni tra giovani.

Il punto di partenza è chiaro: la protezione online dei minori non può essere affidata solo alla responsabilità individuale o familiare. Richiede invece una risposta sistemica, capace di coinvolgere istituzioni, scuole, piattaforme digitali, professionisti, servizi di supporto e comunità educanti.

Le tre direttrici del piano europeo

L’Action Plan si sviluppa attorno a tre assi principali.

Il primo riguarda la costruzione di un approccio coordinato a livello UE. La Commissione invita gli Stati membri a dotarsi di politiche nazionali dedicate al cyberbullismo e a lavorare su basi condivise, anche per migliorare la raccolta e la comparabilità dei dati.

Il secondo asse riguarda prevenzione e sensibilizzazione. Il piano punta a promuovere pratiche digitali più sane, responsabili e sicure fin dall’infanzia, rafforzando strumenti educativi e risorse rivolte a studenti, docenti, genitori e caregiver. In questa prospettiva, il cyberbullismo non viene trattato solo come comportamento da sanzionare, ma anche come esito di ecosistemi digitali e relazionali che vanno ripensati in chiave educativa e culturale.

Il terzo asse riguarda segnalazione e supporto. Tra le misure più concrete annunciate dalla Commissione c’è lo sviluppo di un modello di app europea che gli Stati membri potranno adattare ai propri sistemi nazionali. L’obiettivo è offrire a bambini e adolescenti un canale semplice e accessibile per segnalare episodi di cyberbullismo, conservare prove e ottenere supporto da servizi competenti.

Cyberbullismo, piattaforme e nuove responsabilità

Un altro elemento importante del piano è il collegamento con il quadro normativo europeo già esistente. La Commissione chiarisce infatti che il contrasto al cyberbullismo dovrà essere rafforzato anche attraverso strumenti come il Digital Services Act (DSA), le regole sui servizi audiovisivi e, in alcuni casi, l’AI Act, soprattutto rispetto a fenomeni emergenti come i deepfake e altre forme di manipolazione o abuso digitale.

Questo passaggio è cruciale perché sposta almeno in parte il focus: non si tratta solo di “insegnare ai ragazzi a usare bene Internet”, ma anche di interrogare il ruolo delle piattaforme, dei sistemi di moderazione, della progettazione degli ambienti digitali e delle condizioni che possono facilitare l’escalation dell’ostilità online.

In altre parole, il cyberbullismo è anche un tema di governance del digitale.

Perché questo piano ci riguarda

Il valore del piano europeo sta proprio qui: nel riconoscere che la protezione online dei più giovani non può essere ridotta a una questione tecnica o marginale.

Il cyberbullismo incide sulla possibilità di stare online in modo sicuro, di partecipare, di esprimersi, di apprendere e di costruire relazioni. E questo lo rende un tema trasversale, capace di incidere in modo decisivo e determinante su salute mentale, diritti, inclusione e cittadinanza digitale.

Per chi lavora nei servizi, nella scuola, nella formazione, nella progettazione sociale o nella costruzione di politiche pubbliche, il messaggio è chiaro: servono strumenti, linguaggi e responsabilità condivise per costruire ambienti digitali più sicuri, leggibili e rispettosi.

Uno spazio digitale più sicuro è anche uno spazio più giusto

Il piano della Commissione Europea non risolve da solo un fenomeno complesso, ma segna un passaggio importante: riconoscere che ciò che accade online ha effetti profondi sulle traiettorie di crescita, salute e partecipazione delle nuove generazioni. E che, proprio per questo, la qualità degli ambienti digitali è ormai una questione pienamente pubblica e che va quindi affrontata come tale, con tutti i mezzi necessari.

Sitografia

Uno su sei bambini in età scolare subisce cyberbullismo, secondo un nuovo studio OMS/Europa

https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/cyberbullying

https://europa.eu/eurobarometer/surveys/detail/3362