Senior cohousing: le nuove Linee guida aprono una nuova fase per i servizi territoriali
Un nuovo tassello della riforma per le persone anziane
Si è appresa di recente la notizia che, il 2 ottobre 2026, il Comitato interministeriale per le politiche in favore della popolazione anziana (di seguito CIPA) ha approvato il primo Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità e della non autosufficienza nella popolazione anziana, previsto dall’articolo 2, comma 3, della legge 23 marzo 2023, n. 33. Il Piano è il documento di programmazione essenziale per la definizione e il finanziamento degli interventi rivolti alle persone anziane non autosufficienti che abbiano compiuto 70 anni (artt. 27 e ss. del d.lgs. 15 marzo 2024, n. 29).
Meno noto è il fatto che, nella stessa seduta, il CIPA ha approvato anche le “Linee guida in materia di Senior Cohousing e Cohousing intergenerazionale”, previste dall’articolo 15 del d.lgs. n. 29/2024, attuativo della legge delega di riforma dei servizi per le persone anziane. Il documento è già reperibile online, ma non è ancora stato pubblicato ufficialmente.
Poiché i contenuti andranno verificati sul testo ufficiale, ci si limita per ora a osservare che l’approvazione delle Linee guida aggiunge un tassello fondamentale alla realizzazione della riforma, orientata non solo al rafforzamento dell’esistente, ma anche all’ampliamento e alla diversificazione dell’offerta di servizi per le persone anziane, in una logica di promozione della salute, di invecchiamento attivo e di prevenzione dell’esclusione sociale e dell’isolamento.
Il cohousing tra abitare e servizi
Nella versione non ufficiale oggi reperibile, il documento analizza in modo dettagliato alcuni modelli e, soprattutto, fornisce indicazioni per orientare la sperimentazione di questa tipologia abitativa all’interno dell’offerta territoriale degli ambiti territoriali sociali (ATS) e dei Comuni. Le Linee guida riconoscono la necessità di sperimentare nuovi modelli di assistenza e di servizi per rispondere alle tendenze demografiche del Paese e individuano nel cohousing uno strumento innovativo da collocare nello spazio intermedio, finora scarsamente presidiato, di un’offerta che oggi va prevalentemente dalla domiciliarità alla residenzialità.
Se a definire il cohousing come forma abitativa è la messa in comune di risorse, servizi e spazi tra i coabitanti, a definirlo come tipologia di servizio è la condivisione di servizi sociali, sanitari e sociosanitari tra i coabitanti, all’interno di uno spazio abitativo composto da luoghi privati e spazi comuni, finalizzata a consentire all’anziano di continuare a vivere al proprio domicilio, preservandone l’autonomia, la socialità e la salute.
Un riferimento nazionale, ma senza nuove risorse
Dopo la legge 22 giugno 2016, n. 112 sul “Dopo di noi”, relativa alle persone con disabilità prive del sostegno familiare, e dopo l’inserimento del tema nella legge n. 33/2023 e nel d.lgs. n. 29/2024, questo è il primo documento nazionale specificamente dedicato al cohousing per le persone anziane. Si tratta, tuttavia, di uno strumento privo della forza di istituire un fondo dedicato (l’articolo 18 del d.lgs. n. 29/2024 esclude espressamente nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica) e privo di carattere vincolante per gli enti locali: definisce il tema e getta le basi perché enti locali ed enti del Terzo settore (ETS) dispongano di un riferimento analitico per costruire la propria declinazione del modello.
L’iniziativa di sperimentare progetti di questo tipo resta dunque, per il momento, affidata a enti locali, ETS e cittadini, che dovranno individuare con le proprie risorse le condizioni per renderli sostenibili sotto il profilo economico e sociale. Il documento delinea, in sostanza, una direzione possibile verso cui potrebbe evolvere il panorama dei servizi territoriali nei prossimi anni.
I prossimi passaggi: standard edilizi e progetti sperimentali
Per completare il quadro, occorre segnalare che restano ancora da attuare due disposizioni del d.lgs. n. 29/2024 essenziali per favorire la diffusione di questo modello abitativo integrato con i servizi. La prima è l’articolo 16, comma 2, che demanda a un decreto interministeriale, previa intesa in sede di Conferenza unificata, l’individuazione degli standard edilizi e costruttivi che regioni e comuni sono tenuti a rispettare nella selezione delle iniziative progettuali ammesse a finanziamento; il termine previsto è di centoventi giorni dall’approvazione delle Linee guida, che, se computato dal 2 ottobre, scadrebbe il 30 gennaio 2027. La seconda è l’articolo 17: al comma 1, esso consente a regioni e comuni di avviare azioni di selezione di iniziative progettuali di coabitazione, anche sperimentali, con priorità per la rigenerazione urbana e il riuso del patrimonio costruito, tenuto conto di quanto realizzato dagli ATS ammessi al finanziamento del Ministero del lavoro e delle politiche sociali a valere sulla Missione 5, Componente 2 del PNRR; al comma 2, prevede che il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti possa avviare progetti pilota sperimentali a livello nazionale, finalizzati a sperimentare programmi di rigenerazione o riuso associati a modelli di coabitazione, dando priorità agli immobili pubblici. Alla data di redazione di questo articolo non risulta ancora avviata alcuna azione per promuovere tali progetti pilota.
Una nuova possibilità per territori, ATS ed ETS
Nelle intenzioni del legislatore sembra dunque potersi scorgere l’opportunità di valorizzare le infrastrutture finanziate dalla Missione 5, Componente 2 del PNRR per sperimentare la realizzazione di senior cohousing e di cohousing intergenerazionale; in assenza di risorse dedicate, tuttavia, tali iniziative dovrebbero essere finanziate da regioni e/o comuni.
In attesa della pubblicazione ufficiale delle Linee guida e dell’adozione del decreto sugli standard edilizi, l’approvazione del 2 ottobre segna quindi l’avvio di una fase nuova, ma ancora tutta da costruire. Per gli enti locali, gli ATS e gli ETS si apre la possibilità di iniziare fin d’ora a ragionare su progetti di cohousing capaci di integrare la dimensione abitativa con quella sociale e sociosanitaria, valutandone con attenzione la sostenibilità economica e gestionale.