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Uno sguardo nazionale sui beneficiari dell’RdC

Di Cristina Rubis
In questo articolo, ci vogliamo soffermare sull’approfondimento che ANPAL ha scritto per quanto concerne il reddito di cittadinanza. Il testo, steso nel mese di maggio, è intitolato “Focus 75” e riguarda i beneficiari del reddito di cittadinanza che sono tenuti a seguire il percorso del patto per il lavoro. Lo scritto, in particolare, riporta alcuni dati relativi al lavoro svolto dai servizi, per comprendere come appunto sono stati presi in carico i beneficiari del reddito di cittadinanza dai centri per l'impiego, riportando una serie di statistiche sui beneficiari e sulle modalità di presa in carico.
Il testo che segue, dunque, vuole mettere in luce il quadro nazionale, in modo da avere una foto di tutto il panorama italiano.
Nel Focus 75 sono presenti una serie di indicatori che riguardano proprio il processo di presa in carico, con i relativi dati, i quali sono suddivisi sia per regione che sul territorio nazionale. 
Come possiamo vedere nella Tabella 1, fino al 1 aprile 2020, il numero complessivo dei beneficiari del Reddito di cittadinanza, presenti all’interno del database ANPAL, è stato appena superiore ai 991mila individui.

Tabella 1 - Beneficiari del reddito di cittadinanza presenti nel database Anpal. Numero di individui totali per ripartizione. Valori assoluti.


All’interno del Focus 75, viene riportata una serie di dati sui beneficiari del reddito di cittadinanza. Questi dati sono stati inviati direttamente ai centri per l’impiego dal sistema informativo RdC, quindi, per semplificare, riportiamo i dati dei beneficiari che sono in un periodo di disoccupazione da meno di due anni.
Anzitutto, il numero di beneficiari che possono essere presi in carico è pari all’82,6% del totale, al netto degli esclusi e delle rinunce. Per semplificare ulteriormente, possiamo affermare che su cinque beneficiari RdC, quattro vengono presi in carico dai servizi per il lavoro. A livello interregionale, invece, sussistono grosse disparità, le quali verranno trattate in altra sede.
Il possesso di requisiti come corsi di formazione professionale o situazioni di particolare criticità di care giving familiare, vanno a esonerare il richiedente del RdC dall'essere preso in carico dai servizi per il lavoro. Il numero di beneficiari esonerati è del 5,3% sul livello nazionale.

Ripartizione Regioni Rinviati al comune netti  Percentuale netta presa in carico  Esonerati dagli obblighi  Rifiuti, abbandoni, esclusioni 
Nord-Ovest Totale 0,0% 96,8% 0,8% 2,2%
Nord-est Totale 8,0% 63,9% 8,7% 21,8%
Centro Totale 0,0% 88,9% 3,7% 7,4%
Sud Totale 0,6% 83,5% 5,7% 10,4%
Isole Totale 4,8% 75,8% 6,7% 13,7%
  Totale Nazionale 1,9% 82,6% 5,3% 10,6%


Per quanto riguarda la seconda componente della percentuale di potenziali presi in carico, essa è generata dalle situazioni che fanno riferimento a rinunce, abbandono della misura da parte del beneficiario o a situazioni di esclusione da parte dell'erogatore INPS, perché nel frattempo si sono verificati i requisiti e si è scoperto che il soggetto, nonostante quanto dichiarato, non rientra nei requisiti per poter accedere al RdC. Questa percentuale è pari al 10,6% a livello nazionale. Ricordiamo inoltre che i tenuti alla sottoscrizione del Patto per il lavoro sono poco meno di 820mila.
Un’ultima questione interessante è evidenziata dal rapportare il numero di beneficiari che sono stati inviati al centro per l'impiego e che dal centro per l'impiego sono stati dirottati ai servizi sociali di ambito territoriale, in quanto la condizione del proprio nucleo familiare li rendono più idoneo a un percorso di presa in carico da parte dei servizi sociali. Qui la quota nazionale è di 1,9%: si tratta di una percentuale molto bassa rispetto ai timori iniziali di Comuni e Ambiti territoriali.
Non si riscontrano particolari differenze relativamente al genere: il valore medio nazionale attesta la presenza delle donne al 52,2%.
Diverso è il caso per quel che concerne le classi di età: i valori medi nazionali indicano che poco più della metà dei beneficiari (51,4%) ha un’età inferiore ai 40 anni, con un valore mediano di 39 anni.

Tabella 2 - Componenti di nuclei beneficiari soggetti al Patto per il lavoro. Numero di individui per età in classi(*) e ripartizione. Valori percentuali.
Come possiamo vedere, l'età mediana – che è un'approssimazione dell'età media dei beneficiari del reddito di cittadinanza – è 39,2. Si nota, inoltre, una differenza di età tra il Nord, dove l’età dei richiedenti risulta più alta rispetto all’età che emerge dai dati che arrivano dalle regioni del Sud.  Focalizzandoci sui giovani fino a 29 anni, a livello nazionale, essi risultano, a livello percentuale, il 33,4%. Alla luce di ciò, più o meno 1 beneficiario su 3 ha meno di 30 anni e la percentuale risulta più bassa nelle regioni del nord e del centro.
Per quanto riguarda le persone con 50 anni e più, a livello nazionale abbiamo una percentuale del 27%.
 
Andiamo ora a parlare della scolarizzazione dei beneficiari dell’RdC su base nazionale. Notiamo che a livello nazionale il periodo medio di scolarizzazione è pari a 8,9 anni. Ciò va a delineare che la maggior parte dei beneficiari si ferma alla terza media.
Il 72,1 % dei beneficiari sono senza qualifica professionale o diploma.
 
Un altro dettaglio importante, per avvicinarci al completamento della descrizione del quadro nazionale, è il profiling. Questa attività svolta dai Centri per l’impiego consente di costruire un indice sintetico, da 0 a 1, che va a definire il livello di occupabilità del beneficiario del RdC, ossia quanto una persona è facilmente collocabile nel modo del lavoro. Più il valore è vicino a 0, più la persona è occupabile. L’indice medio di livello di profiling nazionale è pari a 0,881, quindi un valore molto prossimo a 1, evidenziando una situazione di difficile occupabilità delle persone.
 
Per concludere la descrizione nazionale dei beneficiari dell’RdC, l’ultimo punto riguarda la categoria degli stranieri. Sul totale dei beneficiari del RdC, solo il 15,1% sono stranieri (standardizzato per la popolazione residente). Questo dato non è per nulla sorprendente, se teniamo da conto che la popolazione totale straniera in Italia è dell’8,5%. Andando più nello specifico, nella maggioranza dei casi (71,9%) si tratta di persone non appartenenti all’Unione Europea, con un’incidenza relativa del 9,8%, mentre la componente con cittadinanza comunitaria è pari al 3,8% del totale.


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